EMERGENZE, POTERI E L’”EUROPA” : IL TEATRINO SENZA FINE.

30 giugno 2017

I fatti degli ultimi giorni e le azioni del nostro Governo per far fronte alle emergenze ormai indifferibili in cui il nostro Paese galleggia da anni, danno ancora una volta la misura della pressoché totale spoliazione di ogni margine di sovranità dello Stato italiano, che sempre più si configura, ormai, come una mera provincia del super-Stato europeo.

La seconda (per ora) crisi bancaria nazionale, che ha interessato le Banche venete – già in agonia da anni, come a tutti noto, nonostante le rassicurazioni di facciata del nostro ministro dell’economia (una marionetta priva di ogni residuo di dignità professionale) – avrebbe imposto, secondo le regole della tanto “salvifica” Unione Bancaria, un altro bail-in, con un impatto terribile sui risparmi di cittadini ed imprese, che avrebbe avuto esiti insostenibili (politicamente per il già malconcio PD, reduce dalla batosta elettorale delle amministrative; finanziariamente per il tessuto produttivo del nord-est, già piegato dalla crisi, dall’austerity imposta dalla BCE e dalla concorrenza sleale tedesca, ininterrotta dal 2001 grazie al marco svalutato via moneta unica). Per evitare il precipizio, il Governo PD ha invano tentato di far digerire all’”Europa” (ormai si usa chiamare così la BCE) la necessità di un intervento statale “di rito”, cioè in linea con quelli già attuati negli anni precedenti all’introduzione della fantastica Unione Bancaria da tutti i Paesi “forti e virtuosi” dell’UE per salvare le due banche senza scatenare gli effetti collaterali sopra descritti. Ma poiché, ovviamente, le regole scritte dalla Germania sono inderogabili per l’Italia (per tutti gli altri sono ammesse eccezioni; per la Germania stessa invece non valgono proprio), ciò che si doveva fare non si è potuto fare in ossequio al divieto agli aiuti di Stato e quindi, invece che intervenire con una vera nazionalizzazione delle banche venete, si è proceduto a nazionalizzare soltanto i crediti deteriorati (cioè quelli a bassissima probabilità di recupero, i cosiddetti NPL) mentre quelli sani e sicuri, cioè l’attivo reale delle banche, è stato regalato a Banca Intesa, offrendole in aggiunta circa 5 miliardi per ricapitalizzarla e altri 12 miliardi in garanzie pubbliche. Il tutto, naturalmente, senza nemmeno chiedere in cambio ad Intesa un qualche impegno di salvaguardia per il patrimonio pubblico ricevuto, come quello a non effettuare fusioni con banche straniere nel prossimo futuro (già, perché se ciò accadesse è chiaro che i nostri aiuti di Stato finirebbero in mani estere).

In sintesi dunque, la BCE (cioè la Germania, o se preferite l’”Europa”: tanto ormai sono sinonimi) ci ha vietato di operare aiuti di Stato per salvare le banche con un costo per i contribuenti italiani che avrebbe portato lo Stato italiano ad essere proprietario di due importantissime banche del nord-est, potendo così recuperarne i costi dalla gestione degli attivi, ma ci ha consentito, invece,  di usare i medesimi aiuti di Stato per regalare gli attivi ad una banca privata e sbolognare a carico dei contribuenti tutti i costi non recuperabili.

Il tutto, spargendo nel continente la versione per cui ciò che è accaduto è che “gli Italiani non rispettano le regole” e “la BCE ci ha fatto un regalo”.

Passata anche questa porcheria, il Governo si è trovato di fronte improvvisamente (???) l’emergenza migranti, visto che – pare – il Ministro Minniti, in viaggio per Washington, ha ricevuto i dati degli ultimi sbarchi e ha invertito la rotta perché la situazione era divenuta insostenibile.

Verrebbe da ridere nel pensare al subitaneo risveglio del ministro dal lungo e profondo sonno in cui deve essere caduto chissà quando, dato che non si era reso conto prima dell’emergenza migranti nelle sue dimensioni a dir poco epocali (nonostante le grida quotidiane di operatori umanitari, cittadini, politici di opposizione, ecc., come al solito totalmente ignorate), ma visto che la situazione è davvero tragica non ci si riesce, e non ci resta che assistere al teatrino (post-batosta elettorale) del giorno con il Presidente Gentiloni che va “a battere i pugni sul tavolo” in Europa, ma sempre con garbo (premettendo cioè che noi non vogliamo mai violare le regole) e tenta di ottenere un qualche risultato in termini di supporto logistico nelle operazioni di accoglienza, chiedendo che se le accollino anche gli altri Paesi UE.

Subito il paladino di Francia Macron ribatte “volentieri, ma solo per i “profughi” con diritto di asilo, mentre per i “migranti economici” nisba. E nessuno fiata, ora che lo dice Macron, mentre finché lo diceva Salvini era tutto un fioccare di accuse di razzismo, xenofobia, populismo, ecc..

Intanto Macron rispedisce indietro coi gendarmi i migranti alla frontiera ligure, senza tanti complimenti, mentre noi siamo ad elemosinare la solita “flessibilità” da Angela Merkel, che dopo aver lodato, in uno con Junker, le nostre doti umanitarie, ci risponde che “le regole di gestione dei salvataggi a mare (secondo le quali, le navi delle ONG straniere caricano tutti nelle acque libiche e li scaricano nel porto più vicino, cioè da noi) non potranno venire modificate se non col consenso unanime di tutti gli Stati coinvolti”…. Quindi, finché c’è da farsi gli affari propri a spese dell’Italia, ritornano in voga le sovranità nazionali, sovranità che nello stesso tempo all’Italia è preclusa!

In verità, all’Italia non si potrebbe, giuridicamente, vietare un bel nulla, perché di fatto solo una conquista armata può togliere del tutto la sovranità ed i relativi poteri ad uno Stato di diritto. Ma il nostro governo, da Monti in poi, ci fa credere che sia così, perché in realtà sono loro, i politici voluti e scelti da questa “Europa” (alias BCE, o Germania) che non possono disobbedire, pena il siluramento immediato.

In Ungheria, ad esempio, il premier Orban (inviso all’ “Europa” proprio perché non obbedisce) ha alzato il muro al confine per non far entrare più migranti, profughi o non profughi. Beh, cos’è accaduto? Nulla, solo la solita dose di infangamento mediatico (razzista, fascista, populista) e niente più, mica possono mandargli i carri armati.

Da noi sarebbe diverso, se disubbidissimo, perché siamo nell’euro e la BCE ci farebbe il trattamento già usato con Tsipras post referendum: chiusura rubinetti delle banche, spread up, terrorismo finanziario e cederemmo dopo manco una settimana.

E poiché l’uscita unilaterale dall’euro per questi governi equivale ad un suicidio politico (nel senso che verrebbero fatti fuori dai loro stessi garanti ancor prima di organizzarla), ci possiamo rassegnare: la nave affonderà, con tutti noi dentro. E la beffa finale sarà che del disastro ci verrà detto che la colpa è degli Italiani, e molti Italiani ci crederanno.

Mi fermo qui, anche perché sulle implicazioni e prospettive prossime venture delle politiche “europee” in questione c’è sempre 48 che ha già scritto abbondantemente e prima di me.

Francesca Donato

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