L’EURODEPUTATO TEDESCO HENKEL: “L’ITALIA SAREBBE MEGLIO SE LASCIASSE L’EURO” di Cesare Sacchetti

1 giugno 2018

Ormai sta diventando una triste consuetudine quella di ascoltare le reprimende da uomini delle istituzioni europee che ingeriscono negli affari dell’Italia. E’ altrettanto sconfortante che i protagonisti di queste ingerenze siano spesso tedeschi.

Da ultimo ricordiamo la famigerata dichiarazione del commissario al bilancio UE, Oettinger, secondo il quale “i mercati insegneranno all’Italia come votare”, seguita da quella ancora più sconvolgente del eurodeputato Ferber della CSU, il partito tedesco che rappresenta una derivazione regionale della CDU della Merkel, che ha paventato la necessità di “invadere Roma e prendere il ministero delle Finanze.”

Si è dunque stati abituati a conoscere il lato peggiore della Germania, quello dei falchi di stretta osservanza merkeliana, che manifestano la loro volontà di conquista e sottomissione di quei paesi che potrebbero rappresentare una minaccia alla potenza di Berlino in Europa.

Ma in questa occasione è quanto mai utile far conoscere un altro lato della Germania, quello più lungimirante e che auspica una pacifica convivenza tra i popoli europei senza un ruolo predominante dell’economia teutonica.

E’ quello rappresentato da Hans – Olaf Henkel, eurodeputato eletto con il partito “Alternativa per la Germania”, che in un articolo pubblicato su Westmonster, riconosce che le attuali ricette del “più Europa” stanno di fatto disintegrando quel che resta dell’integrazione europea e soffocando qualsiasi possibilità di ripresa delle economie dei paesi del Sud Europa.

Henkel non ripete la vuota retorica che paragona paesi come l’Italia a degli “scrocconi” secondo la famigerata definizione del settimanale tedesco Der Spiegel, ma ha la schiettezza di riconoscere un semplice fatto.

La struttura dell’unione monetaria così com’è stata concepita “permette all’industria tedesca di beneficiare in maniera scorretta di un euro troppo debole, con un conseguente surplus commerciale” mentre dall’altro lato una moneta troppo forte per i parametri dell’economia italiana ha limitato le potenzialità dell’export italiano nei 19 anni di vita della moneta unica.

L’eurodeputato ricorda che prima che l’Italia entrasse nell’euro, la sua quota di mercato mondiale era pari al 6%, mentre adesso tale quota si è dimezzata al 3%. Il Paese oggi ha un alto debito pubblico e “il tasso di disoccupazione giovanile è un totale disastro.”

Tutto questo non è accaduto perchè l’Italia ha “sperperato” come sostengono i falchi di Berlino, ma perchè la struttura dell’unione monetaria assegna un incredibile gap competitivo all’economia tedesca che continua da molti anni ad accumulare enormi surplus commerciali.

Lo stesso Henkel riconosce che non c’è da sorprendersi che in Italia stia maturando un clima anti-tedesco per il semplice fatto che “l’euro porta la Germania, il maggior creditore, a incolpare il maggiore debitore, l’Italia.”

Una moneta, aggiunge l’eurodeputato, “deve rappresentare le nostre differenze economiche e fiscali piuttosto che avere una situazione in cui altri paesi vogliono dettare all’Italia le condizioni per rimanere competitivi sui mercati globali.”

Ecco perchè “un’Italia malata nell’unione monetaria non è nemmeno vicina dall’essere in buona salute come potrebbe esserlo un’Italia con la sua moneta.”

Quindi la soluzione migliore per avere un’Italia che torni a crescere è quella di restituirle la sua sovranità monetaria. Non tutti i tedeschi sono come Oettinger e Ferber.

Ce sono altri che la pensano come Henkel. E’ a questi che l’Italia deve guardare per ristabilire un rapporto di pacifica collaborazione con la Germania.

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